Diatermia: trasferimento energetico capacitivo-resistivo- Congresso Isokinetic 2005

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Diatermia: trasferimento energetico capacitivo-resistivo

Stella L
Clinical Specialist, Panacea Research, Prato, Italy

Nel corso dei suoi studi sulle correnti ad alta frequenza, D’Arsonval scoprì che una corrente
elettrica alla frequenza di 10 kHz o più produceva una sensazione di calore nell’attraversare i tessuti
viventi, senza essere accompagnata dalla contrazione muscolare dolorosa che si avverte a più basse
frequenze. Era il 1892, anno che segna l’ingresso dell’elettromagnetismo nella medicina.
A partire dall’inizio del XX secolo l’impiego in medicina di correnti a frequenza fino a 3 MHz si
diffonde soprattutto per il trattamento di affezioni dolorose dell’apparato muscolo-scheletrico, in
alternativa ad altri tipi di terapia fisica basati sul calore.
Il termine diatermia (dia = attraverso, therme = calore) viene coniato nel 1907 da Nagelshmidt per
indicare il riscaldamento dei tessuti viventi prodotto dalla conversione di correnti ad alta frequenza
in calore.
Il riscaldamento elettromagnetico presenta alcuni vantaggi rispetto ad altre forme di riscaldamento
(conduzione, radiazione infrarossa). In particolare, già alle onde lunghe le profondità di trattamento
raggiungibili sono notevolmente superiori: mentre nel riscaldamento per contatto con una superficie
calda la temperatura all’interno dei tessuti decade esponenzialmente al valore fisiologico (37°C) in
pochi millimetri, il riscaldamento elettromagnetico permette di ottenere una distribuzione di
temperatura più morbida che può interessare profondità anche di diversi centimetri, non
raggiungibili con altri mezzi esterni.
A dispetto del massiccio impiego di questa tecnica, e della rilevante mole di lavoro in campo
fisiologico sugli effetti del calore sui tessuti biologici, la terapia diatermica è stata spesso applicata
in modo naif (vedi Tecarterapia), con totale assenza di parametri fisiologici quantitativi, misurabili,
che permettano una valutazione obiettiva della efficacia terapeutica.
E’ comprensibile che, in una situazione in cui l’efficacia o meno di una terapia dipende in buona
parte dalla sensibilità del fisioterapista che la conduce, i risultati clinici siano fortemente
contradditori.
E’ opinione diffusa che l’effetto terapeutico della diatermia sia correlato soprattutto con l’aumento
di volume e di flusso di sangue nei tessuti (iperemia), indotto dal riscaldamento profondo.
L'iperemia, una volta attivata dall'aumento di temperatura, resta poi sotto il controllo di meccanismi
centrali comandati dal sistema nervoso e di meccanismi locali connessi alle condizioni nutritizie del
tessuto (ossigeno).
Un aumento di sangue nei tessuti ha come conseguenza un aumento della conducibilità elettrica
media dei tessuti perfusi. Se si esegue una misura di impedenza elettrica in direzione trasversale
rispetto alle fibre muscolari, questo effetto è più evidente in virtù della differenza tra la resistività
del sangue (circa 150 ohm cm) e quella trasversa del muscolo (circa 2000 ohm cm).
L'iperemia consiste, a livello della microcircolazione, nella dilatazione delle arteriole e nell'aumento
del numero di capillari aperti attraverso l'azione degli sfinteri muscolari precapillarici che ne
comandano l'apertura e la chiusura. Nonostante la frazione volumetrica di capillari sia inferiore allo
0.5%, cioè in ogni cm3 di tessuto ci siano meno di 5 mm3 di capillari, questi interessano
praticamente ogni tessuto, costituendo una vera e propria ragnatela che conta fino a 100 mila
capillari per cm3.
In condizioni di iperemia, allora, si può pensare che aumenti la probabilità di trovare un cammino a
bassa resistenza per una corrente elettrica iniettata trasversalmente alle fibre muscolari; in altre
parole, la variazione di impedenza dei tessuti è una misura della "quantità" di iperemia. Da questo
tipo di considerazione è nato nel 1994 il Progetto Coordinato "Metodi fisici per l'induzione e la
misura dell'iperemia nei tessuti biologici", del Comitato Scienze Fisiche del CNR, con il duplice
obiettivo di mettere a punto sistemi per la valutazione del tasso di perfusione di sangue nei tessuti
sottoposti a trattamento diatermico e sottoporre ad analisi critica le apparecchiature e le metodiche
attualmente impiegate in diatermia.
Nei primi due anni di progetto è stato sviluppato presso l’IROE un sistema impedenziometrico
operante alla frequenza di 12 kHz, per verificare la possibilità di determinare la presenza di
iperemia in tessuti trattati mediante tecniche diatermiche convenzionali.
Il sistema in questione ha fornito una misura relativa dell'aumento di contenuto di sangue nei
tessuti, misurando la variazione di impedenza elettrica dopo il trattamento rispetto al valore in
condizione di riposo. La variazione di impedenza, seguita nel tempo dopo la fine del trattamento, è
assunta come misura dell’ iperemia tessutale media in una regione la cui estensione può, entro certi
limiti, essere variata cambiando la spaziatura tra gli elettrodi di misura.
Il sistema per la valutazione dell’impedenza (con possibile valutazione dell'iperemia indotta) è
presente, in forma evoluta, nel dispositivo di diatermia capacitivo-resistivo denominato TECNOSix
e rappresentato dalla possibilità di monitorare l’impedenza dei tessuti biologici durante ed in ogni
fase del trattamento, e non soltanto al termine del trattamento stesso come evidenziato nel progetto
precedente. Ciò consente, ovviamente, all’operatore di verificare, con immediatezza, non solo lo
stato iniziale del tessuto, ma l’efficacia reale del trattamento stesso e di quelli successivi.

Bibliografia
1. Cisari C. La terapia del dolore con mezzi fisici. Termoterapia e crioterapia. XVI Congresso
Nazionale AISD
2. Olmi R. Elettromagnetismo e medicina. Metodi per induzione e misura della diatermia nei
tessuti. CNR.
3. Equipe medica Centro Termale Fonteverde. Trattamento di idratazione profonda con l’ausilio
della diatermia.